Introduzione alla Fotografia Naturalistica

Alcuni consigli per chi si avvicina per la prima volta a questo genere fotografico.

La Fotografia Naturalistica è un genere fotografico complesso ed articolato.

Un solo articolo non può essere esaustivo per avere un’introduzione completa. Cercheremo di dare qualche consiglio o spunto a chi si approccia per la prima volta a questo genere.

Wikipedia specifica che “La fotografia naturalistica è un genere fotografico che concentra la propria attenzione sulla natura”.

Quindi si parla di fotografia paesaggistica, astronomica, subacquea, fauna e flora selvatica, macro.

Hyla intermedia

Raganella Italiana (Hyla intermedia), ISO 400, 105 mm, f/10, 1/250 sec

Alcuni consigli per chi si avvicina per la prima volta a questo genere fotografico.

Una cosa è certa, chi si avvicina a questo genere fotografico ha sicuramente (almeno si spera) rispetto e passione per la natura. Negli ultimi anni, grazie anche all’avanzamento tecnologico (vedi fotografia digitale) e ai costi sempre più accessibili, la fotografia naturalista ha avuto una larga diffusione.

La fotografia naturalistica è composta da diversi sottogeneri ed ognuno di essi ha diverse sfaccettature (Un esempio è dato dall’utilizzo di foto trappole).

In questa introduzione daremo consigli sulla fotografia paesaggistica, fauna e flora e qualche consiglio sul macro. Lasceremo da parte la fotografia astronomica e subacquea, sicuramente tra i sottogeneri ancora poco economici e che necessita di un'introduzione separata e più specifica.

Grifone in picchiata

Grifone (Gyps fulvus), ISO 100, 600 mm, f/11, 1/80 sec

Pazienza e studio sono alla base per ottenere degli ottimi scatti.

Ma che attrezzatura occorre per approcciarsi a questo genere fotografico?

C’è un’ampia scelta per quanto riguarda l’attrezzatura. Mi limiterò però a definire il minimo necessario per poter riuscire a portare a casa qualche scatto di impatto.

La maggior parte dei fotografi naturalisti utilizza ancora reflex, anche se le mirrorless (il futuro) stanno migliorando di anno in anno.

Per la fotografia paesaggistica occorre un buon grandangolo anche se sono molto apprezzati i telezoom (dai 70 ai 200/300mm) che con la loro capacità di appiattimento dei piani prospettici garantiscono risultati eccezionali. Per iniziare va benissimo anche l’obiettivo fornito in kit (di solito uno zoom 18-55mm). Sono necessari un treppiede e volendo dei filtri ND e polarizzatori.

Trovo la fotografia di paesaggio più complicata e impegnativa rispetto a quella legata alla fauna.

Oltre all’attrezzatura, la grande differenza in questo genere fotografico la fa il tempo a disposizione. Una volta individuato il paesaggio da immortalare, il fotografo paesaggista, tornerà sul posto più volte durante la giornata e in periodi diversi, il tutto per individuare il momento più opportuno per scattare la foto.

Una bella veduta su un campo ma con un cielo azzurro senza nuvole rende la foto piatta e senza profondità. Avere la stessa veduta con nuvole garantisce una profondità e un coinvolgimento maggiore.

Lanzarote

Timanfaya (Lanzarote, Isole Canarie), ISO 100, 15 mm, f/ 14, 1/320 sec

Fotografare la fauna, forse perché è la mia principale attività fotografica, è un mondo fatto di molteplici varianti.

Caccia fotografica vagante e fotografia da capanno sono solo due delle tante possibilità fotografiche previste da questo genere.

Partiamo dall’attrezzatura. In questo caso c’è bisogno necessariamente di telezoom che vanno dai 200/300 mm ai 600mm (moltiplicati si arriva di solito a 800mm). Ci sono soluzioni economiche offerte dai più versatili zoom (es: Sigma e Tamron con i vari 150-600mm) fino a obiettivi fissi più luminosi (e pesanti) con un gradevole sfocato ma sicuramente più costosi e non alla portata di tutti. In ogni caso ci sono soluzioni per ogni tasca e il mondo dell’usato offre tante occasioni a prezzi più che convenienti.

La fauna difficilmente si metterà in posa per uno scatto, quindi occorrono macchine fotografica con una buona AF (autofocus) e con una elevata velocità di scatto (dai 5/7 foto per secondo in su).

Bisogna prendere in considerazione il peso dell’obiettivo. Un obiettivo pesante si adatta male alla caccia vagante, infatti in questo caso la scelta migliore ricade sugli zoom. Il cavalletto, invece, è un ottimo aiuto per la fotografia da capanno o da appostamento.

L’abbigliamento deve essere comodo, mimetico per fotografia d’appostamento o vagante. In ogni caso è necessario nascondere la figura umana per poter avvicinare e fotografare la fauna selvatica.

Jynx torquilla

Torcicollo (Jynx torquilla), ISO 1600, 600 mm, f/ 8, 1/800 sec

Come in ogni genere fotografico è la luce che fa una buona foto. Scattare all’alba e al tramonto garantisce sicuramente foto di maggiore qualità e dettaglio. Quindi è importante conoscere il concetto gold hour (the magic hour, è la prima e l’ultima ora di luce solare durante il giorno) e la blue hour che è invece è un ora prima della gold hour al mattino e un ora dopo della gold hour al pomeriggio. La blue hour è ottima per la fotografia paesaggistica (permette di avere una lunga esposizione, per esempio rendere liscia l’acqua, e poi non ci sono ombre).

Se è vero che la fauna non si mette in posa e anche vero che per ottenere una buona foto la composizione è importante. Essa va ottenuta, se possibile, durante lo scatto altrimenti si dovrà procedere in fase di sviluppo (post-produzione). Quindi è importante conoscerne le regole base, una su tutte la regola dei terzi e capire come valorizzare al meglio i soggetti. Di solito, in Italia, la fauna è di piccole dimensioni, quindi valorizzarla vuol dire scattare la foto dalla stessa altezza dell’animale. Da questo punto di vista, i teleobiettivi aiutano a schiacciare i soggetti se non si ha la possibilità di avvicinarsi adeguatamente. Molto spesso si scatta da capanno (se non ci sono feritoie basse potrebbe essere un problema) oppure da una automobile. Di frequente mi trovo steso a terra, nel fango o in situazioni non proprio comode. In questo caso l’abbigliamento consiste in pantaloni lunghi. Coprire il più possibile il corpo aiuta nel mimetismo ma anche ad evitare spiacevoli incontri come punture di insetti o peggio ancora l’attacco da parte di parassiti come le zecche.

Volpe rossa

Volpe (Vulpes vulpes), ISO 640, 105 mm, f/3.2, 1/500 sec

Le fotografie possono essere ambientate, questo tipo di fotografia è tipica della caccia vagante, dove si descrive l’ambiente circostante, cioè il soggetto è nel suo habitat. Invece le fotografie “ritratto”,  che amichevolmente le definisco come fotografie cartolina, hanno il soggetto in evidenza e in questo caso è importante avere un distacco dallo sfondo, sfocato e bokeh sono molto apprezzati.

Coccothraustes coccothraustes

Frosone (Coccothraustes coccothraustes), 1000 ISO, 430 mm, f/8, 1/640 sec

Le stesse regole elencate prime possono essere applicate alla macrofotografia ma cambia l’attrezzatura.

Infatti, occorrono lenti con una messa a fuoco di pochi centimetri (i teleobiettivi mettono a fuoco da oltre 30 cm) e un fattore di rapporto di riproduzione di 1:1 (o maggiore). Di solito gli obiettivi non macro hanno un fattore di 1:2. È possibile aumentare il rapporto di 1:1 per arrivare a 2:1 o 3:1 utilizzando moltiplicatori e tubi di prolunga. Nel mio corredo ho un 105mm sigma 2.8, avere una lente luminosa ci garantisce ottime prestazioni visto che per la macro si utilizzano diaframmi molti chiusi e un grandangolo 15mm sigma 2.8 con messa a fuoco a 15 cm per ottenere delle foto ambientate d’effetto.

La macrofotografia è un genere ampio, in molti casi le ambientazioni sono ricreate in studio. Invece per fotografare in natura basta sapere che è importante iniziare a fotografare all’alba, quando gli insetti sono ancora intorpiditi dalle basse temperature della notte.

Cervo volante

Cervo volante (Lucanus cervus), ISO 800, 15 mm, f/20, 1/50 sec

L’ultimo punto che affronteremo è rappresentato dalla fotografia della flora selvatica che, vi posso garantire, riesce a fornire non poche soddisfazioni.

Ricercare fiori selvatici (come ad esempio le orchidee) che in tanti ignorano o non vedono (perché minuscoli e nascosti in prati o nel sottobosco) è un’attività rilassante e permette di fare pratica su tutte le tecniche che abbiamo elencato prima. La bravura del fotografo sta proprio nell’esaltare il fiore per farlo emergere dall’ambiente naturale in cui è nato.

Crocus

Crocus, ISO 100, 105 mm, f3.2, 1/640 sec

Siamo arrivati alla fine dell’articolo. Come detto all’inizio non vuole essere esaustivo ma fornire degli spunti a chi si avvicina a questo magico mondo.

Se vi è piaciuto e volete approfondire l’argomento non vi resta che contattarci e farci sapere che aspetti vi piacebbe analizzare.

Potremo rilasciare una serie di articoli che esaminano più in dettaglio alcuni aspetti e tematiche della Fotografia Naruralistica.

Ovviamente la piattaforma è aperta e volendo i più esperti possono cimentarsi proponendo articoli e tutorial sull’argomento.

Per chi volesse apprendere le tecniche sul campo può sempre partecipare alle uscite organizzate da Wildperegrine, maggiori informazioni qui.

Vi saluto ed auguro a tutti una buona luce.

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